Franco Evangelisti (1926-1980)
Die Schachtel (1962-1963)
Azione musicale in 8 strutture
per mimi, nastro magnetico ed ensemble
Progetto realizzato in
coproduzione con il Festival
Natura Dèi Teatri / Lenz Rifrazioni
Organico
Mario Caroli, flauto
Roberta Gottardi, clarinetto
David Brutti, sassofono
Giacomo Cella, fagotto
Andrea Camilli, tromba
Simone Beneventi, percussioni
Pedro Perini, percussioni
Gabriele Croci, viola
Claude Hauri, violoncello
Dario Calderone, contrabbasso
Salvatore Sciarrino, supervisione strumentale
Marco Angius, direttore
Francesco Pititto e Maria
Federica Maestri, rielaborazione
drammaturgico-visiva
Valentina Barbarini ed Elena
Sorbi, performer
Gian Marco Mora e Antonio Verderi, tecnici del suono
Biografie
Ensemble Prometeo
Quando nel 1990 Martino
Traversa fondò l'associazione culturale Ensemble Edgard Varèse, nessuno
avrebbe immaginato che si profilava una delle maggiori realtà in campo
nazionale dedicate alla musica contemporanea. Non a caso l'associazione
fu intitolata a un precursore dell'esperienza elettroacustica e
l'inaugurazione della rassegna Traiettorie avvenne con un omaggio a
Luigi Nono, che dell'ensemble fu il principale sostenitore. Oggi, a
vent'anni di distanza, quest'eredità viene raccolta dal nuovo Ensemble
Prometeo che, fin dalle prime produzioni (Sixteeen Dances
e Imaginary Landscapes di John Cage, Die
Schachtel di Franco Evangelisti), si propone di rilanciare e
ulteriormente promuovere una direzione di ricerca storicamente
individuata, concentrandosi sulla musica sperimentale del nostro tempo
e sull'impiego delle nuove tecnologie elettroniche. L'attività
dell'ensemble si affianca a quella della Fondazione Prometeo con
iniziative concertistiche, discografiche, seminariali, per offrire un
più ampio orizzonte di ricerca nell'ambito della musica d'oggi, oltre
che uno spazio vitale alle nuove generazioni di compositori chiamati a
collaborarvi..
Marco Angius
Marco Angius ha diretto
l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino, l'Orchestra
Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano, l'Orchestre de Chambre de Lausanne,
l'Orchestra Sinfonica di Lecce. È stato invitato a dirigere presso
Muziekgebouw/Bimhuis di Amsterdam (Gaudeamus Music Week), Luxembourg
Philarmonie, deSingel di Anversa (con l'Hermes Ensemble di cui è
principale direttore ospite), la Biennale Musica di Venezia, Ars Musica
di Bruxelles, Milano Musica, I Pomeriggi Musicali, Warsaw Autumn, La
Filature di Mulhouse, Teatro Lirico di Cagliari, Teatro Lirico Belli di
Spoleto, Traiettorie di Parma… È fondatore e direttore musicale
dell'ensemble Algoritmo, col quale ha ottenuto il Premio del Disco
Amadeus 2007 per la migliore incisione dell'anno (Mixtim di
Ivan Fedele, Stradivarius, in co-produzione con Rai Radio3) e con cui
ha inciso Capt-actions di Fedele (Neos), Le
stagioni artificiali di Salvatore Sciarrino (Kairos), Omaggio
a Sei Shonagon di Luca Mosca (VDM records), Manhattan
Bridge di Martino Traversa (ancora per Neos). Per
Stradivarius ha realizzato in prima mondiale gli Studi per
l'intonazione del mare di Sciarrino, Rotativa
di Giacinto Scelsi e Mosaïque di Fedele. È autore
di una monografia sull'opera di Sciarrino (Come avvicinare il
silenzio, Rai Eri, 2007). Dal 2008 dirige i concerti finali
dei corsi di composizione presso l'Accademia Nazionale di Santa
Cecilia, istituzione con la quale collabora anche per i corsi di alto
perfezionamento. Tiene masterclass di direzione d'orchestra presso il
conservatorio di Lugano e, prossimamente, ne terrà anche presso
l'Accademia del Teatro alla Scala..
http://www.marcoangius.it
Dentro la
scatola”
Incontro dedicato a Franco Evangelisti
29 ottobre 2010 - Casa della Musica, ore 10:30
La Rassegna Internazionale di
Musica Moderna e Contemporanea Traiettorie 2010 ripropone Die Schachtel
(La Scatola) di Franco Evangelisti, l’azione mimo-scenica che il
compositore romano concepì insieme al pittore Franco Nonnis tra il 1962
e il 1963. L’Ensemble Prometeo, diretto da Marco Angius, si avvarrà
della supervisione strumentale di Salvatore Sciarrino, compositore che
ha intrattenuto diretti e significativi rapporti con Franco
Evangelisti. La complessa rielaborazione drammaturgico-visiva è
affidata a Francesco Pititto e Maria Federica Maestri; in scena anche
due performer: Valentina Barbarini ed Elena Sorbi. Il progetto è
realizzato in coproduzione con il Festival Natura Dèi Teatri/Lenz
Rifrazioni.
Durante gli anni Sessanta, nell’ambiente compositivo che gravita
intorno alle città di Roma e Palermo, Aldo Clementi, Egisto Macchi,
Franco Evangelisti, Domenico Guaccero, Sylvano Bussotti inaugurano una
feconda stagione sperimentale per un nuovo teatro musicale orientato a
rimettere in discussione gli elementi costitutivi della drammaturgia
operistica tradizionale. In tale variegato contesto di sintonie
estetiche nasce Die Schachtel, prova estrema di teatro musicale per
mimi, proiezioni, voce, piccola orchestra e nastro; per la radicale
coerenza con cui ripensa le relazioni intermediali tra parola-testo,
musica, immagini, azione scenica, spazio rappresentativo e linearità
narrativa, quest’azione musicale costituisce uno dei lavori più
rappresentativi della neo-avanguardia. Esempio paradigmatico e utopico
di teatro aleatorio, in bilico tra elementi determinati e spazi
consegnati all’indeterminazione, Die Schachtel si regge su una
struttura “aperta” di campi possibili che direttore musicale e regista
possono trasformare grazie ad una “integrata, libera e pensata”
re-interpretazione. Interdetto è il canto, elemento
linguistico-musicale inviso a Franco Evangelisti: «Spiego questa mia
reticenza non avendo mai amato il canto nella musica contemporanea; ne
risulta che il mio interesse, per un certo tipo di teatro musicale
melodrammatico, è molto limitato anzi, in generale, lo considero noioso
e superato alquanto». Come in Collage (1961), l’azione musicale di Aldo
Clementi su materiale visivo del pittore Achille Perilli, diventa qui
prevalente la drammaturgia “visiva” rispetto a quella “melico-verbale”
ed è lo stesso compositore ad esplicitare in partitura tale
caratteristica: «Il soggetto non è di un poeta ma di un pittore, poiché
ritengo possibile far sopravvivere la AZIONE TEATRALE IN MUSICA
soltanto come fusione tra atto visivo e quello sonoro».
Da un punto di vista contenutistico, il soggetto riverbera tematiche
della sociologia critica della Scuola di Francoforte (Adorno e Marcuse)
e fa esplicito riferimento alle costrizioni alienanti del sistema
sociale della modernità. Come ha scritto Gianmario Borio, «la “scatola”
è un’allegoria del mondo totalmente amministrato di cui gli individui
sono componenti funzionali e automatizzate, godendo di libertà
puramente apparenti. Evangelisti non rinuncia dunque alla presenza
fisica dell’uomo sulla scena; i mimi non sono però personaggi
emblematici, come in Nono, ma rappresentanti anonimi della società di
massa; formalmente essi svolgono una funzione di rispecchiamento
rispetto alla comunità di audio spettatori, i quali pertanto
percepiscono sé stessi come parte della situazione rappresentata».
La partitura prevede otto “sistemi” sovrapposti per musica, mimi, voce
dei mimi, voce, nastro magnetico, azione generale, luce, proiezioni e
scritte; il percorso scenico-musicale, suddiviso in otto strutture,
genera tre macro-parti: A – PRESENTAZIONE; B – REAZIONI LIBERATRICI (La
reazione intersoggettiva o momento della libertà individuale, la
nevrosi come evasione accettabile, l’evasione lirica, la reazione come
risposta alla psicologia collettiva); C – FINALE (Glorificazione del
sistema, crollo della scatola).
L’imagoturgia di Francesco Pititto è scaturita dalla consapevolezza che
la costrizione sociale da fatto sistemico-globale si è sottilmente
trasformata e insinuata in un processo di falsa individualizzazione che
atomizza i soggetti e li spinge alla disgregazione: «Il complesso
quadro-labirinto ideato da Franco Nonnis, volto a smascherare le
“gabbie” soffocanti e claustrofobiche della società a lui
contemporanea, rifrange una contrapposizione tra artista e realtà oggi,
a mio avviso, mutata. Non nei presupposti fondamentali, ma nella
relazione tra singolo e collettività. La partecipazione a grandi
movimenti di protesta con comuni letture di alternative possibili si è
distribuita in milioni di singole scelte private che ciascuno si crea.
L’etica – anche quella artistica – si è ritirata quasi totalmente nella
“scatola” di ognuno, e ognuno decide il momento del suo eventuale
crollo, la propria “eclisse”». Da qui, la conseguente centralità
dell’immagine della testa (l’individuo) e dei suoi movimenti.
L’inventario delle immagini retroproiettate su quattro schermi
trasparenti che inscatolano il pubblico, i musicisti e le due performer
fa riferimento a tre temi principali: «la potenza della comunicazione
televisiva come causa principale dell’alienazione contemporanea; la
soggettività e la corporeità dell’agente artistico, il musicista, a
comunicare l’appartenenza diretta (e attorale, quindi) alla
riproduzione dell’opera stessa; la citazione per sequenze dal vivo
dell’affresco di Correggio nella cupola del Duomo di Parma a richiamare
la potenza della creazione artistica nel contrasto all’omologazione
vincente».
Il compositore Salvatore Sciarrino, geniale esploratore di suoni
inauditi, curerà la supervisione strumentale: «Le ragioni della mia
presenza nella fase di concertazione si spiegano non solo perché
teoricamente e organologicamente ho approfondito un certo tipo di
sonorità o di tecniche, ma poiché durante la mia prima adolescenza ho
assistito a molte prove dei lavori di Evangelisti; durante queste
esperienze ho scoperto che lavorando molto era possibile ottenere
risultati sonori estremamente belli. In questo caso, i problemi
specifici riguardano l’emissione, la fisionomia del suono da ottenere e
il suo coordinamento con l’azione e il nastro; bisogna, inoltre, fare i
conti con i numerosi errori di copiatura che si trovano nelle partiture
di Evangelisti. Per Die Schachtel era anche necessario ricostruire uno
strumento speciale, il feder moll, che si è poi realizzato grazie ad un
mio disegno».
Il direttore Marco Angius fotografa con estrema lucidità i problemi
musicali della partitura: «Die Schachtel è uno splendido rudere della
modernità, modello d’anti-opera e anti-musica. I margini di aleatorietà
e improvvisazione offerti da questo lavoro risiedono tuttavia più nel
segno che nel suono, cui Evangelisti affidava un indiscutibile primato,
avendo in mente una specifica e originale prassi esecutiva. Tentare di
recuperare quell’inconfondibile patina sperimentale intrappola però
l’interprete in un labirinto di scelte tanto aperte quanto ineffabili.
La dimensione sonora, così innovativa per l’epoca, prefigura scenari
assolutamente attuali come quelli dell’inquinamento ambientale nelle
sue più svariate forme (il traffico, i mass-media, l’incubo atomico);
la sfida di proporre una nuova lettura della scatola punta a riscoprire
la meraviglia di relazioni timbriche sorprendenti e inaudite che si
oppongano al dilagante pressappochismo della musica di consumo,
destinata a contentare solo la voracità famelica di masse globali
miseramente soggiogate».
L’Ensemble Prometeo si avvale di musicisti espertissimi in questo
repertorio e tra questi il virtuoso Mario Caroli, straordinario
esploratore dell’universo timbrico del flauto.
Gaetano Mercadante




