XVIII Rassegna di musica moderna e contemporanea
Silvia De Fre, flauti
Marco Sorge, clarinetto e clarinetto basso
Filippo Gianinetti, violino
Eugenio Silvestri, viola
Marco Radaelli, violoncello
Alfonso Alberti, pianoforte e tastiera

Tito Ceccherini, direttore

Fausto Romitelli (1963-2004)
La sabbia del tempo (1991)
per flauto, clarinetto, violino, viola, violoncello e tastiera, 13'

Fausto Romitelli (1963-2004)
Domeniche alla periferia dell'impero,
Seconda domenica: Omaggio a Gérard Grisey (2000)
per flauto, clarinetto, violino, violoncello , 11'

Gérard Grisey (1946-1998)
Vortex Temporum I, II, III (1994-1996)
per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte, 40'

I. dedicato a Gérard Zinsstag
II. dedicato a Salvatore Sciarrino
III. dedicato a Helmut Lachenmann

25/10 Ensemble Risognanze

BIOGRAFIA


Tito Ceccherini
Nato a Milano nel 1973, Tito Ceccherini compie gli studi musicali presso il Conservatorio "G. Verdi" sotto la guida di Giovanni Carmassi (pianoforte), Alessandro Solbiati (composizione), Vittorio Parisi (direzione d'orchestra) e li prosegue in Russia, Germania ed Austria, perfezionandosi sotto la guida di Gustav Kuhn, Sandro Gorli e Peter Eötvös. Con l'Ensemble Risognanze, da lui fondato e diretto, ha affrontato capolavori del repertorio cameristico moderno da Debussy ai nostri giorni e ha effettuato diverse registrazioni (Sciarrino, Castiglioni, Grisey). Seguendo un profondo interesse per la musica antica, ha collaborato con gruppi come il finlandese Rocinante ed il milanese Arcomelo, che affrontano il repertorio del Sei e Settecento su strumenti d'epoca. La sua attività concertistica lo ha portato a dirigere orchestre come la SWR di Stoccarda, la Tokyo Philharmonic Orchestra, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, l'Orchestre National de l'Ile de France, ed ensemble rinomati come Klangforum Wien, Contrechamps, il Divertimento Ensemble, in sedi prestigiose (Suntory Hall, Cité de la Musique, Sala Verdi di Milano) e per festival internazionali (Tiroler Festspiele, Schwetzingen Festspiele, RAI Nuova Musica, Borealis Festival). Come direttore d'opera ha esordito nel 2001 al Teatro Bellini di Catania per poi approdare nel 2007 all'Opéra di Parigi. Ha svolto attività didattica in Europa ed in Giappone. È membro dal 1995 dell'Accademia di Montegral. Insegna presso il Landeskonservatorium di Innsbruck, dove è titolare della cattedra di direzione d'orchestra ed esercitazioni orchestrali.

Ensemble Risognanze
Da più di dieci anni l'Ensemble Risognanze, prestigiosa formazione ad organico variabile, è uno dei punti di riferimento per la musica contemporanea in ambito internazionale. Formatosi nel 1996, l'ensemble si impegna nello studio e nella valorizzazione dell'opera di Niccolò Castiglioni, appena scomparso: a questa vocazione si ispira anche la scelta del nome, una parola nata dalla fantasia del compositore milanese. Il contributo dell'ensemble, che ha eseguito e continua a proporre sue composizioni in tutto il mondo, è valso a sorprendere critica e pubblico con la riscoperta di partiture singolari e intense. Oltre all'interpretazione dei grandi classici del Novecento, come Gérard Grisey, da sempre l'interesse del gruppo è rivolto alla stretta collaborazione con i compositori viventi per l'approfondimento della loro poetica, come testimoniano i rapporti con Salvatore Sciarrino, Alessandro Solbiati, Stefano Gervasoni, Emanuele Casale e numerosi altri compositori le cui musiche figurano regolarmente nei programmi dei concerti dell'ensemble. Una particolare attenzione, inoltre, viene dedicata al lavoro di compositori esordienti: numerose opere sono state scritte su sollecitazione dell'ensemble, che ne ha offerto la prima esecuzione. Ospite di prestigiosi festival, quali Milano Musica, Torino Settembre Musica, i Tiroler Festspiele, il Festival Borealis di Bergen, l'ensemble ha al suo attivo numerosi concerti in Italia e all'estero. È stato ospite delle stagioni dei Pomeriggi Musicali, di Musica/Realtà, di Novurgia e delle Serate Musicali, e ha realizzato dirette radiofoniche. Fra gli artisti che hanno collaborato con l'ensemble si annoverano Luisa Castellani, Giulia Lazzarini, Ruggero Laganà, Marianne Pousseur, Ottavia Piccolo e Omar Zoboli.
Il gruppo è diretto, dalla fondazione, da Tito Ceccherini.

TESTO CRITICO


"Non voglio mettere i miei ascoltatori dietro un muro di informazioni attraverso cui non siano in grado di trovare una strada. Dev'esserci un sentiero, un filo come quello di Arianna nel Labirinto" diceva pacato Gérard Grisey "la mia risposta personale è che io provo sempre prima a stabilire regole del gioco (il processo formale) che siano piuttosto chiare agli ascoltatori, in modo poi da poter deformarle o cambiarne la direzione". Se è così, non si può sbrigare la musica di Grisey solo sotto l'etichetta dello spettralismo, che non è tanto un metodo di composizione basato sulle sole qualità intrinseche dello spettro sonoro ma un'attitudine a considerare il suono, anziché come un oggetto da manipolare, piuttosto come un'entità viva, con una nascita, una crescita e una fine. Quindi può accadere di sentire un suono impregnare l'aria della sala e mentre svaporando consuma la propria esistenza cambiare lievemente di armonia, con un gesto semplice dello strumentista, ed è proprio quello che affascina nella musica di Grisey e che ha affascinato anche Fausto Romitelli, accomunato a Grisey da una troppo breve parabola nel mondo terreno e dallo stesso gusto per l'immediata sensazione fisica del suono, priva di intellettualismi. Si aggiunga la formazione di Romitelli non solo alle fonti della cultura spettrale ma anche alla musica delle cantine londinesi e americane, da Jimi Hendrix a PJ Harvey, alla loro volontà di corrodere la tradizione afro-americana opponendole la fissità del ritmo, dei timbri, dei suoni distorti delle chitarre elettriche. L'omaggio di Risognanze a Romitelli e Grisey parte quindi da una base comune, quella spettrale, e si sviluppa nelle regioni dell'ipnosi del suono, della manipolazione della percezione del tempo.
La sabbia del tempo nasce proprio nell'anno del trasferimento di Romitelli all'IRCAM di Parigi e al suo primo contatto con gli Spettrali, ma già si vedono le caratteristiche di uno stile personale, rivolto a scolpire il suono, ad accarezzarne la grana, la porosità, la deformazione, la dissolvenza. Che poi il medium fra La sabbia e Vortex Temporum di Grisey sia individuato da Risognanze in un pezzo che Romitelli dedicò a Grisey quando ormai entrambi si erano distanziati dall'esperienza spettrale non è un caso, se si guarda allo statico grave guaire di questa domenica europea (rappellez-vous Umberto Eco…) assopita e annoiata, in cui poco accade ma tanto si annida fra i microintervalli, i suoni opprimenti, la divagazione lenta nello spazio e nel tempo di suoni distorti, che in modi differenti è quanto accade anche in Vortex Temporum. Romitelli tuttavia preferisce la forza dell'allucinazione sonora alla positiva volontà griseiana di rendere lo spettatore partecipe diretto delle vicende spazio-temporali di un suono, la consapevolezza della dissoluzione alla fiducia nella memoria. Non è pessimismo, perché se Risognanze ha scelto ovviamente la seconda Domenica, sia per via della dedica a Grisey sia perché la prima è pensata per strumenti amplificati, è anche per far sentire come Romitelli accetti del mondo di Grisey proprio la volontà di affermazione, la gioia di frequentare da vicino l'universo sonoro, il dovere di descrivere il presente senza fuggire nel formalismo o nella matematica.
Non che Vortex Temporum non si avvalga di schemi (serie di Fibonacci e vari algoritmi); lo stesso Grisey però, definendolo "la storia di un arpeggio nello spazio e nel tempo", ne ha fornito un'immagine che racchiude bene la sua musica degli ultimi anni, concentrata alla rappresentazione di "immagini temporali" derivate dalla scomposizione acustica del timbro: un'analisi microscopica del suono dilatata nel tempo della proiezione su grande scala. All'inizio si sente una specie di suono che si avvita nell'aria, ripetutamente: è la figura sonora, di quelle che Grisey chiama "archetipi", di un'onda sinusoidale in forma dilatata (presa da Daphnis et Chloe di Ravel), a cui seguono ripetuti arpeggi e rotazioni che traducono in immagine onde quadre e onde a dente di sega al piano solo, materiale poi sottoposto a compressione e dilatazione temporale, che nella terza parte si alternano più volte fra stridori di multiple modulazioni prodotte dalle corde del pianoforte abbassate di un quarto di tono e il ricordo dei suoni precedenti rimasto impresso nelle orecchie, interpolati da brevi passaggi a mezza strada fra rumori, sospiri, colori dissolti, improvvisi silenzi nei quali l'ascoltatore può avvertire i propri respiri, entrando - che lo voglia o no - nel vortice dei tempi di quella musica.

Giuseppe Martini

Auditorium Paganini, inizio concerto ore 20