BIOGRAFIA
Tito Ceccherini
Nato a Milano nel 1973, Tito Ceccherini compie gli studi musicali
presso il Conservatorio "G. Verdi" sotto la guida di Giovanni
Carmassi (pianoforte), Alessandro Solbiati (composizione), Vittorio
Parisi (direzione d'orchestra) e li prosegue in Russia, Germania ed
Austria, perfezionandosi sotto la guida di Gustav Kuhn, Sandro Gorli
e Peter Eötvös. Con l'Ensemble Risognanze, da lui fondato
e diretto, ha affrontato capolavori del repertorio cameristico moderno
da Debussy ai nostri giorni e ha effettuato diverse registrazioni
(Sciarrino, Castiglioni, Grisey). Seguendo un profondo interesse per
la musica antica, ha collaborato con gruppi come il finlandese Rocinante
ed il milanese Arcomelo, che affrontano il repertorio del Sei e Settecento
su strumenti d'epoca. La sua attività concertistica lo ha portato
a dirigere orchestre come la SWR di Stoccarda, la Tokyo Philharmonic
Orchestra, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, l'Orchestre
National de l'Ile de France, ed ensemble rinomati come Klangforum
Wien, Contrechamps, il Divertimento Ensemble, in sedi prestigiose
(Suntory Hall, Cité de la Musique, Sala Verdi di Milano) e
per festival internazionali (Tiroler Festspiele, Schwetzingen Festspiele,
RAI Nuova Musica, Borealis Festival). Come direttore d'opera ha esordito
nel 2001 al Teatro Bellini di Catania per poi approdare nel 2007 all'Opéra
di Parigi. Ha svolto attività didattica in Europa ed in Giappone.
È membro dal 1995 dell'Accademia di Montegral. Insegna presso
il Landeskonservatorium di Innsbruck, dove è titolare della
cattedra di direzione d'orchestra ed esercitazioni orchestrali.
Ensemble Risognanze
Da più di dieci anni l'Ensemble Risognanze, prestigiosa formazione
ad organico variabile, è uno dei punti di riferimento per la
musica contemporanea in ambito internazionale. Formatosi nel 1996,
l'ensemble si impegna nello studio e nella valorizzazione dell'opera
di Niccolò Castiglioni, appena scomparso: a questa vocazione
si ispira anche la scelta del nome, una parola nata dalla fantasia
del compositore milanese. Il contributo dell'ensemble, che ha eseguito
e continua a proporre sue composizioni in tutto il mondo, è
valso a sorprendere critica e pubblico con la riscoperta di partiture
singolari e intense. Oltre all'interpretazione dei grandi classici
del Novecento, come Gérard Grisey, da sempre l'interesse del
gruppo è rivolto alla stretta collaborazione con i compositori
viventi per l'approfondimento della loro poetica, come testimoniano
i rapporti con Salvatore Sciarrino, Alessandro Solbiati, Stefano Gervasoni,
Emanuele Casale e numerosi altri compositori le cui musiche figurano
regolarmente nei programmi dei concerti dell'ensemble. Una particolare
attenzione, inoltre, viene dedicata al lavoro di compositori esordienti:
numerose opere sono state scritte su sollecitazione dell'ensemble,
che ne ha offerto la prima esecuzione. Ospite di prestigiosi festival,
quali Milano Musica, Torino Settembre Musica, i Tiroler Festspiele,
il Festival Borealis di Bergen, l'ensemble ha al suo attivo numerosi
concerti in Italia e all'estero. È stato ospite delle stagioni
dei Pomeriggi Musicali, di Musica/Realtà, di Novurgia e delle
Serate Musicali, e ha realizzato dirette radiofoniche. Fra gli artisti
che hanno collaborato con l'ensemble si annoverano Luisa Castellani,
Giulia Lazzarini, Ruggero Laganà, Marianne Pousseur, Ottavia
Piccolo e Omar Zoboli.
Il gruppo è diretto, dalla fondazione, da Tito Ceccherini.
TESTO CRITICO
"Non voglio mettere i miei ascoltatori dietro un muro di informazioni
attraverso cui non siano in grado di trovare una strada. Dev'esserci
un sentiero, un filo come quello di Arianna nel Labirinto" diceva
pacato Gérard Grisey "la mia risposta personale è
che io provo sempre prima a stabilire regole del gioco (il processo
formale) che siano piuttosto chiare agli ascoltatori, in modo poi
da poter deformarle o cambiarne la direzione". Se è così,
non si può sbrigare la musica di Grisey solo sotto l'etichetta
dello spettralismo, che non è tanto un metodo di composizione
basato sulle sole qualità intrinseche dello spettro sonoro
ma un'attitudine a considerare il suono, anziché come un oggetto
da manipolare, piuttosto come un'entità viva, con una nascita,
una crescita e una fine. Quindi può accadere di sentire un
suono impregnare l'aria della sala e mentre svaporando consuma la
propria esistenza cambiare lievemente di armonia, con un gesto semplice
dello strumentista, ed è proprio quello che affascina nella
musica di Grisey e che ha affascinato anche Fausto Romitelli, accomunato
a Grisey da una troppo breve parabola nel mondo terreno e dallo stesso
gusto per l'immediata sensazione fisica del suono, priva di intellettualismi.
Si aggiunga la formazione di Romitelli non solo alle fonti della cultura
spettrale ma anche alla musica delle cantine londinesi e americane,
da Jimi Hendrix a PJ Harvey, alla loro volontà di corrodere
la tradizione afro-americana opponendole la fissità del ritmo,
dei timbri, dei suoni distorti delle chitarre elettriche. L'omaggio
di Risognanze a Romitelli e Grisey parte quindi da una base comune,
quella spettrale, e si sviluppa nelle regioni dell'ipnosi del suono,
della manipolazione della percezione del tempo.
La sabbia del tempo nasce proprio nell'anno del trasferimento di Romitelli
all'IRCAM di Parigi e al suo primo contatto con gli Spettrali, ma
già si vedono le caratteristiche di uno stile personale, rivolto
a scolpire il suono, ad accarezzarne la grana, la porosità,
la deformazione, la dissolvenza. Che poi il medium fra La sabbia e
Vortex Temporum di Grisey sia individuato da Risognanze in un pezzo
che Romitelli dedicò a Grisey quando ormai entrambi si erano
distanziati dall'esperienza spettrale non è un caso, se si
guarda allo statico grave guaire di questa domenica europea (rappellez-vous
Umberto Eco
) assopita e annoiata, in cui poco accade ma tanto
si annida fra i microintervalli, i suoni opprimenti, la divagazione
lenta nello spazio e nel tempo di suoni distorti, che in modi differenti
è quanto accade anche in Vortex Temporum. Romitelli tuttavia
preferisce la forza dell'allucinazione sonora alla positiva volontà
griseiana di rendere lo spettatore partecipe diretto delle vicende
spazio-temporali di un suono, la consapevolezza della dissoluzione
alla fiducia nella memoria. Non è pessimismo, perché
se Risognanze ha scelto ovviamente la seconda Domenica, sia per via
della dedica a Grisey sia perché la prima è pensata
per strumenti amplificati, è anche per far sentire come Romitelli
accetti del mondo di Grisey proprio la volontà di affermazione,
la gioia di frequentare da vicino l'universo sonoro, il dovere di
descrivere il presente senza fuggire nel formalismo o nella matematica.
Non che Vortex Temporum non si avvalga di schemi (serie di Fibonacci
e vari algoritmi); lo stesso Grisey però, definendolo "la
storia di un arpeggio nello spazio e nel tempo", ne ha fornito
un'immagine che racchiude bene la sua musica degli ultimi anni, concentrata
alla rappresentazione di "immagini temporali" derivate dalla
scomposizione acustica del timbro: un'analisi microscopica del suono
dilatata nel tempo della proiezione su grande scala. All'inizio si
sente una specie di suono che si avvita nell'aria, ripetutamente:
è la figura sonora, di quelle che Grisey chiama "archetipi",
di un'onda sinusoidale in forma dilatata (presa da Daphnis et Chloe
di Ravel), a cui seguono ripetuti arpeggi e rotazioni che traducono
in immagine onde quadre e onde a dente di sega al piano solo, materiale
poi sottoposto a compressione e dilatazione temporale, che nella terza
parte si alternano più volte fra stridori di multiple modulazioni
prodotte dalle corde del pianoforte abbassate di un quarto di tono
e il ricordo dei suoni precedenti rimasto impresso nelle orecchie,
interpolati da brevi passaggi a mezza strada fra rumori, sospiri,
colori dissolti, improvvisi silenzi nei quali l'ascoltatore può
avvertire i propri respiri, entrando - che lo voglia o no - nel vortice
dei tempi di quella musica.
Giuseppe Martini