XVIII Rassegna di musica moderna e contemporanea
Raphaële Kennedy, soprano
Camilla Hoitenga, flauto

Jean-Baptiste Barrière , ideazione generale e realizzazione dell'informatica musicale e delle immagini

Isabelle Barrière, video
Pierre-Jean Bouyer e François Galard, , realizzazione immagini

Kaija Saariaho (1952)
Dolce Tormento (2004)
per flauto, 6'

Jean-Baptiste Barrière (1958)
Violance (2003), testi di Maeterlinck
per flauto e voce infantile, 20'

Kaija Saariaho (1952)
From the Grammar of Dreams (1988), testi di Sylvia Plath
per soprano, 12'

(NoaNoa (1982)
per flauto, 11'

Changing Light (2002)
per soprano e flauto, 7'

Lonh (1995-96)
per soprano, 16'
27/09 Image Auditive
Visual Concert

BIOGRAFIA


Jean-Baptiste Barrière
Jean-Baptiste Barrière, compositore e artista multimediale, nasce a Parigi nel 1958. Studia musica, filosofia, storia dell'arte e logica matematica. Fino al 1998 lavora all'IRCAM, prima come ricercatore (dal 1981), poi come direttore dei dipartimenti di Ricerca Musicale (dal 1984 al 1987), di Pedagogia (dal 1989) e di Creazione (dal 1993 al 1997).
Nel 1997 fonda l'associazione Image Auditive, finalizzata alla produzione e diffusione di progetti audiovisivi e multimediali innovativi, come i "visual concert" realizzati con musiche sue e di Kaija Saariaho. Compone la musica dello spettacolo di Peter Greenaway 100 Objects to Represent the World (1997) e di numerose installazioni interattive e di realtà virtuale, alcune realizzate in collaborazione con Maurice Benayoun (dal 1996) e Pierre-Jean Bouyer, assieme al quale sviluppa il ciclo d'installazioni e performance sonore e visive Reality Checks.
I suoi lavori sono stati presentati in occasione di diversi festival come il Festival Ars Electronica a Linz, International Festival di New York, Festival dell'Ircam, Festival di Salzburg, Festival Les Musiques, Festival Transmediale di Berlino, esposizioni come Cité-Ciné 2, Expo 2000 di Hannover, Future Cinema, Simulation, e celebrazioni come per l'anno Francia-Cina o per il cinquantenario della Repubblica Indiana. Ha ricevuto commissioni dal Museo d'Arte Contemporanea di Zurigo, dall'InterCommunication Center NTT di Tokyo, da Mission 2000, dal Groupe de Recherches Musicales (GRM) dell'INA, dal Zentrum für Kunst und Medientechnologie (ZKM) di Karlsruhe, dalle abbazie di Fontevraud e di Maubuisson, dal Centre National de Création Musicale GMEM, dal Berliner Festspiele, dall'Orchestra Sinfonica di Montréal e Kent Nagano. Ha vinto il Prix de la Musique Numérique al Concours International de Musique Electro-acoustique di Bourges (1983), il Prix Ars Electronica de l'Art Interactif (1998), il Grand Prix Multimédia Charles Cros (2000).

Raphaële Kennedy
Raphaële Kennedy ha lavorato come solista per diversi ensemble ed orchestre, sia nell'ambito della musica antica (Concert des Nations, Capella Reial de Catalunya, La Fenice, Les Paladins, Simphonie du Marais, Le Poème Harmonique, De Caelis, Musica Fiorita, Ensemble Baroque du Léman, Ensemble Anna-Magdalena, Ensemble Baroques-Graffiti, Orchestra da camera di Genova e per gli organisti J-C. Revel e P. Waldner), sia nell'ambito della creazione contemporanea (Ensemble TM+, Festival Amplitudes e per i compositori P-A.Charpy e M. Franceschini).
Affezionata al repertorio polifonico, fa parte dell'ensemble A Sei Voci, dell'ensemble europeo William Byrd, dei Jeunes Solistes e collabora con Musicatreize. Dal 1993 al 1997 partecipa a tutti i concerti e le registrazioni delle Demoiselles de Saint-Cyr. Si occupa della direzione artistica dell'ensemble Da Pacem, specializzato soprattutto nel repertorio barocco, e nel 2003 fonda con Marylise Florid un duo di voce e chitarra.

Camilla Hoitenga
Nata a Grand Rapids, nel Michigan, Camilla Hoitenga vive a Colonia e si esibisce in concerti in varie parti del mondo (Parigi, Berlino, New York, Mosca e in Giappone, dove è stata ospite assidua per più di vent'anni), sia in orchestre (come la Chicago Symphony o la London Philharmonic) che come solista, con un repertorio internazionale che riflette i suoi eclettici interessi. Oltre alle intense collaborazioni con Kaija Saariaho, Karlheinz Stockhausen, Shoko Shida, Anne LeBaron e Yoshiro Kanno, tra i compositori che le hanno dedicato dei brani figurano Miyuki Ito, Kenchiro Kobayashi, Harue Kondoh, Takehito Shimazu, Mart Siimer e Bryan Wolf. Le sue registrazioni hanno vinto premi in Francia, Gran Bretagna e Nord America. Ha insegnato alla State University di New York e alla Folkwang Hochschule di Essen e tiene masterclass e workshop per musicisti di tutte le età.

 

TESTO CRITICO


Come succede in tutte le aree geografiche periferiche, i fenomeni umani tendono ad accogliere con cautela le novità: la lingua portoghese o quella rumena hanno mantenuto le vocali latine impedendo quei rimpasti di sonorità consonantiche avvenuti nel francese o nei dialetti italiani settentrionali, e allo stesso modo per esempio le musiche dell'ungherese György Ligeti, dell'estone Arvo Pärt o della finlandese Kaija Saariaho hanno guardato con sospetto gli estremismi del serialismo mitteleuropeo, preferendo mantenere un contatto con la tradizione che potrà essere evocativo o funzionale, ma sempre rivissuto in forme e spirito pienamente contemporanei. Per questo nel caso della Saariaho, la più nota esponente della composizione musicale finlandese dopo Sibelius, si è spesso parlato di impressionismo, rischiando di fuorviare la descrizione della sua musica nel giro guizzante della sensazione o in un parallelo con Debussy che, per quanto non scorretto e già proposto tre anni fa da Traiettorie, assume un senso solo se posto sul piano della coscienza e dell'intuizione della realtà come processo psicologico che travalica quello percettivo. Volendo proprio fare un paragone, non è tanto a Monet che si dovrà accostare la musica della Saariaho, ma al vorticoso giro in carrozza di Emma Bovary a Rouen, durante il quale il tempo e lo spazio assumono una continuità tale da diventare sostanze stesse della coscienza della protagonista e persino del lettore. Libera da intenti pedagogici, rivolta solo a un'espressività immaginativa nella quale la realtà onirica non è distinguibile da quella quotidiana, Kaija Saariaho può quindi passare attraverso i linguaggi elettronici, acustici e multimediali chiedendo allo spettatore solo abbandono e disponibilità a farsi trascinare in mondi ulteriori. L'appoggio dell'elemento visivo non è un lezioso anacronismo ma uno scambio di sollecitazioni psicolinguistiche con una musica che si avvale di colori e luminosità sonore, la consapevolezza che l'area psichica non è abitata da cose ma da rappresentazioni di cose. In questo senso va letta questa installazione progettata dal compagno e compositore Jean-Baptiste Barrière basata in gran parte su pezzi della Saariaho per flauto e voce di soprano, dal rabdomantico NoaNoa del 1982 al più recente e puntuto Dolce Tormento. Anche se NoaNoa nascendo come esercizio di liberazione dai manierismi scolastici del flauto contemporaneo ne amplifica volontariamente i vezzi, i tratti stilistici della Saariaho sono già tutti presenti: sonorità liquide e penetranti, sviluppi sequenziali e sovrapposti, intrecci con la voce registrata, che a sua volta incombe come da altre dimensioni - in questo caso si tratta di stralci dal diario di Gauguin a Tahiti del 1891-93. Proprio l'interesse per la voce umana è alla base dell'indagine sulla bio-struttura dei sogni di From the Grammar of Dreams, di cui ascoltiamo la parte centrale, basata su frammenti di Sylvia Plath che due soprani declamano e sospirano in concitazione drammatica e idiofonica, di fronte alla quale la dimensione visiva resta tuttavia esteriore e teatrale. Dalla metà degli anni Novanta la Saariaho ha approfondito lo studio dell'interazione fra voce e strumento, che in Changing Light, basato su versi di meraviglia creaturale di Jules Harlow, si svolge in dialogo strettissimo fra suoni fragili che rispecchiano l'incertezza dell'esistenza.
Il capolavoro resta comunque Lohn: commissionato dal Wien Modern Festival, si appoggia a un collage di testi provenzali del trovatore Jaufre Rudel (1125-48), il poeta della "lohn", la lontananza d'amore che si appaga di sé piuttosto che del possesso, rappresentata dalla voce di soprano amplificata, con controcanti declamati, una sonorità d'ambiente pungente e vitrea, una melodia lineare e ariosa che sfocia in beatitudine sonora: il desiderio non sa mai cosa vuole, e indebolisce il possesso di sé. I venti minuti di Violance di Barrière si pongono in una dimensione di disillusione della realtà: la deformazione del titolo è in omaggio al concetto di "Différance" usato da Jacques Derrida per indicare la distanza fra l'essere e le poche tracce che l'essere lascia nel linguaggio, riflessa nella deformazione sintattica compiuta da Barrière sul testo originale del Massacre des innocents di Maeterlinck. A ritroso, la riflessione sulla violenza diventa invece qui indagine, con suoni striscianti e immagini di foreste secche e sangue, non delle tracce ma dell'essere di ogni violenza.

Giuseppe Martini

Casa della Musica, inizio concerto ore 20