30/09 e 01/10 Workshop per Compositori con Rohan De Saram
BIOGRAFIA
Rohan de Saram
Rohan De Saram, nato a Sheffield da genitori cingalesi, ha cominciato
a studiare il violoncello in giovane età con Gaspar Cassadò
a Siena, con John Barbirolli nel Regno Unito e con Pablo Casals a
Puerto Rico, debuttando nel 1960 alla Carnegie Hall con la New York
Philharmonic Orchestra. Vincitore di diversi premi internazionali,
si è esibito in molti paesi d'Europa, Asia, America, Australia
come solista e per le maggiori orchestre del mondo. Ha lavorato con
i più famosi direttori e compositori, tra i quali Adrian Boult,
Seiji Ozawa, William Steinberg, Zubin Mehta, Colin Davis, Zoltán
Kodály, Dmitri Shostakovich, Francis Poulenc; compositori come
Xenakis e Berio hanno scritto brani appositamente per lui. Nonostante
sin da adolescente si sia fatto un nome come musicista classico, è
conosciuto soprattutto come eccelso esecutore del repertorio contemporaneo
e come membro (dal 1979) del Quartetto Arditti, con il quale si è
esibito in tantissimi festival e sale da concerto di tutto il mondo.
Oltre a insegnare e a suonare un vasto repertorio come solista, in
duo, in trio e in ensemble, De Saram si dedica anche alla musica d'improvvisazione
ed è coinvolto in molti progetti legati alla musica orientale.
Grazie ai suoi studi sul ritmo dei tamburi e sulle melodie della musica
tradizionale dello Sri Lanka, inserisce spesso nei suoi recital delle
performance con il Kandyan drum, strumento tradizionale cingalese.
Nel dicembre 2004 viene insignito della laurea ad honorem dall'Università
di Peradeniya e nel 2005 riceve il Deshamaniya, un riconoscimento
nazionale conferito dal presidente dello Sri Lanka.
TESTO CRITICO
Lo spirito delle Sequenze di Berio è senz'altro la miglior
descrizione di questo eccezionale interprete del violoncello che è
Rohan De Saram: la capacità tecnica dell'esecutore si deve
muovere in un'ampia prospettiva storica in modo da contribuire al
pensiero musicale "senza esibire la falsa umiltà del virtuoso
che dice di servire la musica". Lo aveva capito anche Iannis
Xenakis, che ha più volte manifestato tutta l'ammirazione per
l'interpretazione che De Saram ha dato di Kottos, scritto in occasione
del primo Concorso Rostropovich a La Rochelle nel 1977. Qui il compositore
greco chiede al violoncellista di spingere sullo strumento fino a
far esplodere gli armonici e a farlo stridere e mugghiare, un costante
rabbioso tumulto dove i ringhiosi glissandi convincono l'ascoltatore
che anche in questi suoni c'è una bellezza. Questi caratteristici
glissando avevano permesso fin dagli esordi a Xenakis di trovare un
movimento continuo che potesse scavalcare qualsiasi scrupolo di serialismo,
esplorare lo spazio sonoro e sciogliersi in sonorità più
strutturate fino ad assumere quasi linee melodiche: il pezzo comincia
con rumori striduli e glissando brevi e sibilanti, poi passa a suoni
flautati e calmi, poi ancora a rumore confuso e suoni e glissando
e ripetizioni sovrapposte. Ecco una cesura, un po' di pace. Ma nuove
melodie e successioni basate su tre notine, corde doppie, e glissando
flautati riaprono la ridda dei mondi che lottano nell'universo di
Xenakis. Kottos è quindi prima di tutto conciliazione di diversità,
e nulla meglio delle culture cingalese e occidentale che coabitano
in De Saram possono dominare con chiarezza le cause logiche della
sonorità che inseguiva Xenakis nel tentativo di indagare in
chiave puramente musicale i rapporti fra pensiero e profondità
dell'essere.
Quando venticinque anni dopo Berio scriverà Sequenza XIV proprio
per De Saram, lo farà quindi nella consapevolezza che il virtuosismo
del suo interprete sarebbe stato prima di tutto culturale. Può
forse interessare marginalmente che Berio si sia ispirato ai tamburi
Kandyan dello Sri Lanka, con tutta la loro aura di sacralità
pre-buddhista, che possono produrre quattro suoni, quattro come le
corde del violoncello; o ci si potrà anche non accorgere che
il ritmo a dodici pulsazioni a un certo punto viene portato da Berio
a tredici e poi a undici, o che, mentre la destra batte sulla cassa,
il ritmo della mano sinistra che percuote le corde del violoncello
non si ripete mai con le stesse note. Ciò che passerà
subconsciamente a te, ascoltatore, è un intreccio di storia
e di culture, che nella Sequenza XIV danno la sensazione di sentire
il violoncello di Bach, di Beethoven, di Schumann, di Bruch, di Saint-Saëns,
di Britten, di Shostakovich, misto ai suoni di una terra che fino
a quel momento non è mai stata la tua.
Dopo tanto contenuto, due pezzi che rimandano al concetto del limite
fanno da cesura alla seconda parte del programma. Quello di Fabio
Cifariello Ciardi è basato su letture registrate (una voce
femminile e una bianca) di frammenti del mistico cinquecentesco Giovanni
della Croce, che elaborate elettronicamente generano suoni che studiano
l'esperienza estrema dell'estasi e della contemplazione suggerendo
all'ascoltatore l'estasi e la contemplazione di sonorità estreme.
Ai Limiti della Notte è invece uno dei classici pezzi di Sciarrino
che galleggia sul vuoto echeggiante, fra silenzio e suono, spesso
ai limiti dell'udibile. La trascrizione di De Saram per violoncello
dall'originale per viola ne accentua i colori scuri e il senso di
mistero trepidante che sorge dai tipici sciarriniani tremoli sul ponticello,
scricchiolii sonori, colpetti d'arco sulle corde. Suonato con la delicatezza
che gli si addice, è un viaggio nel dilucolo inafferrabile
come i suoni cangianti e le sensazioni fisiche a cui dovremo prestare
attenzione durantel'esecuzione, poiché saranno la nostra risposta
al turbamento del limite.
Con il Presto del terzo movimento della Sonata di Kodály torniamo
al virtuosismo inteso come sintesi storica di pensiero. La scelta
di questi cinque minuti di difficoltà sfiancante sembra voluta
per mostrare ancora una volta il violoncello alla prova di un'abilità
senza la quale non si dà sostanza ai nuovi colori che il compositore
ungherese raccolse, fra le difficoltà della guerra, dalle melodie
popolari degli Székelyek transilvani. Neanche il tempo di stupirsi
per le acrobazie della mano sinistra di De Saram ed ecco che il cerchio
si chiude con Hyper-Sequence 14.5 di Francesco Maria Paradiso, che
citando il pezzo di Berio eleva al quadrato l'omaggio al violoncellista
lavorando sugli stessi contenuti di Berio - qualità del suono,
varietà di timbri, di dinamica, di tecniche - ma dilatando
nello spazio frammenti di suoni appartenenti a Sequenza XIV attraverso
l'elettronica, in una nuova profondità fra passato e presente
risolvibile solo nel gesto della mano che pensa.
Giuseppe Martini